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Camera: Commissione Audizione informale FIDAE sui profili attuativi della legge n. 107 del 2015

Schemi dei decreti legislativi ex art. 1 commi 180 e 181 legge 107/2015
“Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”.

Camera dei Deputati
VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione

AUDIZIONE

Venerdì 27 gennaio 2017

 

F.I.D.A.E. (Federazione Istituti di Attività Educative) e Cdo Opere Educative-FOE ringraziano i membri della Commissione per averci dato la possibilità di essere ascoltati nell‘ambito dei lavori parlamentari relativi ai decreti legislativi attuativi della delega di cui all’art. 1 commi 180 e 181 della legge 107/2015 cd “Buona Scuola”.

Le nostre Associazioni rappresentano enti che gestiscono scuole paritarie.
Con la recente legge di bilancio per il 2017 il Parlamento ha approvato diverse disposizioni che secondo noi rappresentano significativi passi avanti sulla strada del riconoscimento concreto della presenza della scuola paritaria nel sistema nazionale di istruzione (accesso ai PON e alle risorse per l’alternanza scuola-lavoro, semplificazione school bonus, incremento delle detrazioni per le spese scolastiche, aumento dei contributi per i disabili accolti nelle paritarie, incremento delle risorse per le scuole dell’infanzia….).
La strada verso una reale parità scolastica è ancora molto lunga, ma è doveroso da parte nostra valorizzare quanto contenuto nei recenti provvedimenti.
Anche i decreti legislativi all’esame possono permettere altri passi avanti nella direzione di avvicinare anche il nostro sistema scolastico a quelli realmente “plurali” degli altri paesi europei.

Concentriamo le nostre brevi osservazioni solo su alcuni schemi di d.lgs. oggi all’esame del Parlamento.

1) Sullo schema di d.lgs in materia di formazione iniziale degli insegnanti (art. 1 comma 181 lettera b) – Atto n. 377

Gli articoli 15 e 16 dello schema di d.lgs prevedono un percorso specifico per il conseguimento del diploma di specializzazione da parte dei docenti che insegnano o che intendono insegnare nelle paritarie (come previsto dalla legge delega).
Al riguardo si propone di prevedere espressamente (all’art.12) che anche le scuole paritarie possano essere sedi di tirocinio per i docenti che frequentano i percorsi ex artt. 15 e 16. Dato che è prevista la partecipazione ai percorsi di specializzazione di personale già in servizio presso le scuole paritarie è necessario assicurare la compatibilità della frequenza ai corsi universitari (di specializzazione) con gli obblighi conseguenti all’impegno lavorativo (ad esempio prevedendo corsi pomeridiani).

Agli artt. 15 e 16 si propone di sopprimere la previsione per cui il Miur dovrebbe determinare il fabbisogno di tale tipo di docenti specializzati.
Ciò in virtù di una pluralità di ragioni:

  • si tratta di un fabbisogno che non è conosciuto dal Miur ed è variabile rispetto ad una casistica non definibile;
  • tali posti nei corsi di specializzazione sono in sovrannumero rispetto al fabbisogno della scuola statale,
  • l’onere economico di tali percorsi è a carico dei frequentanti;
  • il numero di posti è comunque condizionato dai limiti della offerta formativa delle Università.
    In merito alle norme transitorie (art.17) si propone di bandire al più presto il TFA (comma 2) non limitato alle sole classi di concorso che presentano graduatorie esaurite.

Sono ormai tre anni infatti che ai giovani laureati non viene offerta la possibilità di intraprendere la professione docente.
Le scuole paritarie sono inoltre in grande difficoltà a trovare docenti abilitati anche in classi di concorso le cui graduatorie non sono esaurite.

Come nei precedenti bandi TFA, si richiede che, per l’accesso, venga considerato utile il servizio prestato presso le scuole paritarie e i centri di formazione professionale.
Da ultimo riteniamo importante sottolineare che la tempistica dei concorsi per l’accesso ai percorsi triennali, di cui al presente decreto, deve essere rispettosa della continuità didattica, prevedendo un avvio di tali percorsi nel mese di settembre e non ad anno scolastico iniziato.

2) Sullo schema di d.lgs. in materia di inclusione scolastica degli studenti con disabilità (art. 1 comma 181 lettera c) – Atto 378

All’art. 3 comma 2 lettera d) va precisato che la limitazione del numero di alunni in presenza di alunno certificato è relativa alla costituzione delle sezioni per la scuola dell’infanzia e delle classi prime per ciascun grado di istruzione nella scuola statale.
All’art. 3 comma 2 lettera e) va precisato che il contributo economico lì previsto va assegnato alle scuole paritarie del sistema nazionale di istruzione, dato che tutte le altre misure previste dallo stesso comma (lettere a-b-c-d) sono riservate alle scuole statali.

All’art. 3 commi 5 e 6 occorre precisare che gli impegni degli enti locali hanno come destinatari “paritari” gli alunni/studenti di tutto il sistema nazionale di istruzione, sia quelli che frequentano una scuola statale sia quelli che frequentano una scuola paritaria (in materia di diritto allo studio infatti vige l’obbligo di assoluta parità di trattamento).

Per tanto le misure previste (art. 3 comma 5 lettera a), b), c) e comma 6) siano per tutti gli alunni studenti del sistema nazionale d’istruzione.

Con riferimento a quanto previsto dall’art. 13 comma 3 si rileva che la previsione, a partire dal 2019, di far conseguire 60 CFU relativi alle dinamiche dell’inclusione ulteriori a quelli già previsti nel corso di laurea in SFP, come requisito preliminare per l’accesso al corso di specializzazione sul sostegno nelle scuole dell’infanzia e primaria risulta essere un eccessivo aggravio del percorso formativo.

All’art. 15 è opportuno precisare che il piano di formazione di cui alla Legge 107 art. 1 comma 124, riguarda i docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche statali; i docenti in servizio presso le scuole paritarie svolgono la formazione in conformità ai propri Piani Triennali dell’Offerta Formativa e ai CCNL di riferimento.

3) Sulloschemadid.lgs.inmateriadidirittoallostudio(art.1comma181letteraf) – Atto 381

All’art. 3 sui “beneficiari” riteniamo opportuno precisare chiaramente che i destinatari delle iniziative di diritto allo studio sono tutti gli alunni/studenti, qualunque sia la istituzione scolastica frequentata (statale o paritaria), come riconosciuto all’art. 1 del d.dlgs.
Nel nostro ordinamento infatti (a partire dall’art. 42 del DPR 616/1977), vige l’obbligo di assoluta parità di trattamento degli alunni, qualunque sia l’istituzione scolastica frequentata (come ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 454/1994), essendo il diritto allo studio un diritto soggettivo dell’alunno/studente.

Nonostante ciò ancora oggi molti enti locali discriminano i destinatari delle iniziative di diritto allo studio in base al tipo di scuola (statale o paritaria) frequentata dagli alunni (studenti).

Da diversi anni poi rientrano tra gli interventi di diritto allo studio anche le misure (voucher, buoni scuola, dote scuola, borse di studio…) che molti enti locali (Regioni e Comuni) hanno previsto a favore delle famiglie meno abbienti che frequentano le paritarie, per sostenere il diritto alla libertà di scelta della scuola.
Proponiamo pertanto di aggiungere la previsione anche di tale tipologia di interventi.

4) Sullo schema di d.lgs. in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato (art. 1 commi 180, 181 lettera i) e 182) – Atto 384

Art. 9 comma 4 lettera c) non si fa cenno alle sezioni di inglese potenziato che, già oggi ai sensi dell’art. 25 comma 2 del DL 226/2005, sostengono un’unica prova relativa alla lingua straniera. Si chiede di inserire tale precisazione.
Si chiede inoltre di aggiungere all’art. 7 comma 4 che la “partecipazione” alle prove di cui all’art. 7 comma 1 rappresenta requisito di ammissione all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Roma, 26 gennaio 2017

Prof.ssa. Virginia Kaladich
Presidente F.I.D.A.E.

Avv. Marco Masi
Presidente
Cdo Opere Educative-FOE